Cattedrale di San Leucio

La facciata della Chiesa di San Leucio si presenta oggi come un esempio di architettura tardoromanica.

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Descrizione

Chiesa

Storia

La presenza di un edificio di culto nel sito attuale della Cattedrale di San Leucio ad Atessa è attestata da fonti documentarie risalenti ad un periodo anteriore al IX secolo. Tuttavia, non sono pervenuti progetti originari né testimonianze dirette che ne descrivano le caratteristiche architettoniche. Le ipotesi ricostruttive sono state formulate incrociando dati archeologici e analogie con strutture dello stesso periodo.

Secondo queste ricostruzioni, l’edificio originario doveva avere una pianta rettangolare e un orientamento diverso da quello attuale. È probabile che un primo ampliamento, con pianta a croce latina e la sistemazione dell’ingresso nel punto in cui si trova oggi, sia stato realizzato prima del XIV secolo.

Nel XIV secolo la chiesa fu oggetto di un’importante trasformazione: vennero aggiunte le due navate laterali, conferendole una configurazione basilicale più articolata. A questo periodo si fa risalire anche la realizzazione della facciata in stile romanico-gotico, con il prezioso rosone attribuito alla scuola dei Petrini di Lanciano, elemento distintivo dell’architettura basso-medievale.

Nel corso dei secoli, la chiesa ha subito ulteriori interventi di ristrutturazione e ampliamento, pur mantenendo un forte legame con la sua impostazione medievale. Nel XVIII secolo, la facciata venne modificata, assumendo forme e decorazioni barocche e fu costruito il campanile.

L’attuale configurazione a cinque navate è frutto di un ampliamento del XIX secolo, che ne accresceva la capienza e conferiva maggiore imponenza all’edificio. A partire dal XVIII secolo, gli interni furono trasformati in linea con l’estetica barocca e dotandola di un ricco apparato decorativo in stucchi, marmi policromi e arredi lignei.

Nel 1935, la Soprintendenza per i Beni Architettonici dell’Abruzzo avviò un importante intervento di restauro sulla facciata, rimuovendo gli elementi barocchi per ripristinare l’aspetto originario medievale. La chiesa è intitolata a San Leucio, vescovo di Brindisi, una figura venerata anche dai Longobardi, che contribuirono alla diffusione del suo culto in diverse aree della penisola italiana insieme a quello di San Michele.

Nel 2003, in seguito alla rimozione del coro ligneo per interventi di restauro, è riemerso un affresco databile tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo, successivamente occultato con il riposizionamento degli scranni, che oggi ne impediscono la visione. L’opera, già menzionata dallo storico Tommaso Bartoletti, raffigura una processione eucaristica con due chierici, uno dei quali solleva il calice contenente l’Ostia Magna, mentre l’altro regge una torcia e una campanella.

Ai lati del pannello figurativo centrale, disposte in modo simmetrico, si conservano due piccole nicchie affrescate e decorate con suppellettili liturgiche. La superficie muraria presenta, oltre alla scena figurativa, un apparato decorativo policromo, composto da motivi geometrici. Nella parte superiore è presente un’iscrizione la cui interpretazione resta oggetto di studio.

La leggenda del drago

Secondo una leggenda, i due colli su cui oggi sorge Atessa erano separati da una valle paludosa e inaccessibile, infestata da un terribile drago. Sui due colli vi erano due insediamenti chiamati Ate e Tixa. La creatura seminava il terrore tra gli abitanti e impediva ogni forma di comunicazione tra le due comunità.

Fu allora che giunse San Leucio, vescovo di Brindisi, originario da Alessandria d’Egitto. Secondo la tradizione, il santo affrontò la creatura e riuscì infine a ucciderla, liberando la popolazione dalla sua minaccia. Con la morte del drago, la valle poté essere bonificata, permettendo l’unione dei due colli e la nascita del centro abitato di Atessa.

Questa narrazione, tramandata nei secoli, non è solo una leggenda popolare, ma rappresenta il mito di fondazione della città. Il drago, figura simbolica del caos e della divisione, viene vinto dalla forza della fede e dell’ordine cristiano, incarnati da San Leucio. L’impresa di San Leucio segna l’origine della comunità atessana, la sua rinascita spirituale e civile ed è per questo che in suo onore i cittadini fecero edificare la Cattedrale di San Leucio.

Facciata

La facciata della Chiesa di San Leucio si presenta oggi come un esempio di architettura tardoromanica arricchita da elementi gotici, testimonianza dell’evoluzione stilistica che ha interessato l’edificio nel corso dei secoli. Il prospetto principale è sopraelevato, al cui basamento si addossa una lunga scalinata a doppia rampa. Il suo aspetto attuale è frutto di diversi interventi di restauro fra i quali l’ultimo risalente al 1935 che ha riportato alla luce la struttura medievale, eliminando le aggiunte barocche.

La parte centrale del prospetto è più elevata e presenta una copertura a due spioventi, mentre le ali laterali, più basse, sono concluse da alti cornicioni a sviluppo orizzontale che ne mascherano le falde. La muratura in laterizio a vista rivela tessiture differenti, testimoni di fasi costruttive ed epoche storiche diverse.

Elemento decorativo della facciata di forte impatto visivo è il grande rosone circolare, realizzato in pietra finemente lavorata, è incorniciato da un elegante archivolto sostenuto da colonnine pensili, le cui basi poggiano su mensole scolpite con leoni stilofori. Al di sopra del rosone si trova la raffigurazione dell’Agnello crucifero entro cornice.

Sotto il rosone si aprono tre portali ogivali: quello centrale, più ampio è realizzato con strombatura decorata con motivi vegetali. I portali laterali presentano forme più semplici e sono sovrastati da due aperture ad oculo. Tra il rosone e il portale principale trovano posto quattro nicchie con le statue dei Quattro Evangelisti, rappresentati con il tetramorfo cioè i loro simboli: un uomo alato associato a Matteo, un leone a Marco, un toro a Luca e l’aquila a Giovanni. Inserita tra le nicchie che ospitano i quattro evangelisti, una nicchia centrale accoglie una scultura che raffigura San Leucio.

Il Campanile

Alle spalle dell’edificio si eleva un campanile a torre con base quadrata in laterizio, dotato di monofora, quadrante d’orologio e cella campanaria in ferro battuto. Il vecchio campanile della Cattedrale di San Leucio, realizzato nel XVIII secolo su iniziativa del prevosto Maccafani, raggiungeva un’altezza di 35 metri. Tra il 1962 e il 1963 si procedette al rifacimento della struttura, gravemente danneggiata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale nel 1943 e dal deterioramento causato dal tempo. Il nuovo campanile, coronato da un castello in ferro battuto realizzato dal maestro atessano Umberto Nasuti, raggiunse un’altezza di 41 metri.

Interno

La chiesa presenta una pianta basilicale, articolata in cinque navate con coro e cappelle in corrispondenza delle navate intermedie. La copertura è a volta a botte lunettata sulla navata centrale; volte a crociera sulle navate intermedie; volte a calotta ellittica su pennacchi sulle navate laterali.

La decorazione interna si presenta estremamente ricca e tipicamente tardobarocca con rivestimenti ed effetti marmorei, decorazioni in stucco e dorature. Le pareti della navata centrale sono scandite da paraste in ordine composito, arricchite da capitelli dorati e sormontate da una trabeazione continua. L’abside è sormontata da una calotta emisferica su pennacchi.

L’altare maggiore è in marmo commisso e dietro di esso si trova un coro ligneo realizzato dalla bottega dei Fratelli Mascio nel XVIII secolo. Al di sopra dello scranno centrale del coro è collocata una tela di Ludovico Teodoro, datata 1779, che raffigura San Leucio con il drago incatenato ai suoi piedi, simbolo della sua vittoria sul male. Nella parte superiore delle pareti laterali dell’abside sono collocati due dipinti su tela, che rappresentano la Natività e l’Adorazione dei pastori.

La volta della navata centrale è affrescata con cinque scene tratte dall’antico testamento dall’artista Ludovico Teodoro, pittore attivo nella seconda metà del XVIII secolo. Le volte sono arricchite anche da tele dipinte collocate all’interno di cartigli, medaglioni e riquadrature. Le navate laterali sono scandite da tredici altari in marmo sovrastati da timpani spezzati e decorati con tele raffiguranti santi.

Ai lati dell’abside si aprono due cappelle laterali entrambe coperte con volte a botte. Sul lato destro la Cappella del Santissimo Sacramento è dominata da un altare sovrastato da una nicchia centrale con la statua del Sacro Cuore di Gesù. Sulle pareti laterali della cappella si aprono ulteriori nicchie: a destra la statua di San Martino di Tours, sinistra quella della Vergine Immacolata.

Sul lato sinistro dell’abside si sviluppa invece la Cappella di Maria Santissima di Loreto, all’interno della quale si erge un altare con edicola architettonica che custodisce la statua lignea della Madonna. Le pareti laterali ospitano entro nicchie la statua di San Nicola (a destra) e quella di Sant’Emidio (a sinistra), quest’ultimo compatrono della città di Atessa.

Tra le opere lignee spiccano il pulpito, il coro, la cattedra prepositurale e la cassa dell’organo, tutti scolpiti nel XVIII secolo dai fratelli Mascio, artigiani locali.

All’interno della cattedrale sono presenti due sculture di notevole interesse storico-artistico. Una di esse è la statua in terracotta modellata un tempo collocata all’esterno sulla cornice curvilinea della facciata, come attestano alcune fotografie d’epoca. L’opera raffigura un santo anziano, vestito con tunica e mantello raccolto sulle ginocchia, colto in un atteggiamento meditativo.

La statua è stata identificata con San Giuseppe e datata al XVI secolo. L’altra scultura è una statua lignea raffigurante San Leucio, databile al XIV secolo. L’opera è stata oggetto di un intervento di restauro conservativo, che ha permesso il recupero della cromia originaria.

Il Tesoro di San Leucio

Il cosiddetto “Tesoro di San Leucio” è una raccolta di opere di oreficeria, materiale archivistico, paramenti, statue, arredi, candelabri e tessuti ricamati, frutto della devozione popolare e della committenza ecclesiastica. Tra i pezzi più rilevanti vi sono: l’ostensorio di Nicola da Guardiagrele del 1418, il busto d’argento di San Leucio, fuso a Roma nel 1731 e completato nel 1857; una Croce capitolare del XIV secolo, in argento dorato e lavorata a cesello; due libri corali, un Antifonario e un Graduale, del XIV secolo.

Nella teca nella navata laterale sinistra, si conservano alcuni dei tesori come l’ostensorio di Nicola da Guardiagrele, opera realizzata in argento dorato e decorato con tecniche di cesello e bulino, arricchita da smalti e raffinati dettagli in filigrana, e il busto d’argento raffigurante San Leucio. Nello fondo della teca è visibile una ricostruzione in scala dell’affresco absidale riemerso nel 2003. A testimonianza dell’evento miracoloso narrato nella Leggenda del Drago, è esposto un reperto fossile noto come la cosiddetta “costola del drago”.

Modalità di accesso

Non sono presenti barriere architettoniche per l'accesso.

Indirizzo

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